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Alleanza e guerra tra Arborea ed Aragona

Paolo Gaviano
 

Alla morte di Mariano II, avvenuta tra il 1295 e il 1297, divenne giudice d’Arborea il figlio Chiano. Si sa di lui che ebbe un atteggiamento ostile all’istituzione del Regno di Sardegna e Corsica, voluto dal papa Bonifacio VIII nel 1297, e infeudato a Giacomo II il Giusto, re della Corona d’Aragona. Chiano morì prematuramente, ucciso dal popolo in rivolta in un anno imprecisato tra il 1304 e il 1307.

Gli successero i figli Andreotto e Mariano, i quali nel 1308 acquistarono dai Malaspina il castello di Serravalle col borgo di Bosa, la Planargia e il Costavalle, che unirono ai territori logudoresi.

Morto Andreotto intorno al 1309, Mariano III rimase solo a regnare: insofferente della pesante ingerenza di Pisa nel giudicato, ravvivò il rapporto con i Catalano-Aragonesi invitandoli a venire in Sardegna per scacciare i Pisani. Nel 1321 gli successe il primogenito Ugone II. Costui, anche per odio verso i Pisani che ne avevano contrastato l’ascesa al trono giudicale, si alleò, nel 1323, con Giacomo II d’Aragona, obbligandosi al pagamento di un censo annuale di 3000 fiorini d’oro. Scopo dell’alleanza fu quello di estromettere dall’isola i Pisani e realizzare il Regno di Sardegna e, per Ugone, di mantenere intatti i suoi diritti sul giudicato.

Ugone diede un contributo determinante alla riuscita della spedizione aragonese in Sardegna; Castel di Castro (Cagliari) capitolò il 19 giugno 1324 e fu sottoscritto quindi un atto di cessione ai Catalano-Aragonesi dei possedimenti pisani in Sardegna, mentre Ugone veniva confermato nei suoi domini; il giudice morì il 5 aprile del 1335. Il successore, Pietro III, non intraprese alcuna iniziativa di particolare rilevanza politica, limitandosi a mantenere lo status quo; morì al principio del 1347, lasciando a succedergli il fratello Mariano. Costui era stato educato alla corte aragonese, era stato armato cavaliere dal re Pietro IV il Cerimonioso e aveva preso in moglie la catalana Timbora de Roccabertì. In più occasioni aveva collaborato con i Catalano-Aragonesi, soprattutto nelle operazioni contro i Doria ribelli, ma, al contrario di suo fratello Giovanni, non aveva ottenuto dal re alcun compenso territoriale. Decise allora di imprigionare Giovanni e di non liberarlo, nonostante i ripetuti ordini emanati dal Cerimonioso. Questo atteggiamento di ostilità da parte di Mariano indusse il sovrano aragonese ad inviare in Sardegna, il 30 maggio 1353, una flotta di 50 galee al comando di Bernardo de Cabrera per stroncare la ribellione arborense ed imprigionare Mariano. Ma il giudice resistette e Pietro IV decise di intervenire personalmente; neppure la presenza del sovrano aragonese fu risolutiva e il 13 novembre 1354, presso Alghero, i contendenti dovettero concludere accordi di pace favorevoli a Mariano.

Pietro, tutt’altro che soddisfatto dei capitoli della pace, li rimise in discussione cinque mesi dopo. L’11 luglio 1355 fu stipulata la Convenzione di Sanluri, con la quale l’Aragona riacquistava il legittimo possesso di vari castelli e riusciva a migliorare le condizioni della pace. Ma i contrasti rimasero soltanto sopiti e, quando, nel 1365, Pietro fu impegnato in un sanguinoso conflitto con la Castiglia, Mariano riprese le armi, dando vita ad una guerra indipendentista che avrebbe coinvolto l’isola intera per vari decenni.

 

Tracce bibliografiche

L. D’Arienzo, Carte reali diplomatiche di Pietro IV il Cerimonioso, re d’Aragona riguardanti l’Italia, Padova 1970.

P. Gaviano, Sul rapporto giuridico-politico tra Giudicato d’Arborea e Regno di Sardegna e Corsica, in Giudicato d’Arborea e Marchesato di Oristano: proiezioni mediterranee e aspetti di storia locale, a cura di G. Mele, vol. II, ISTAR, Oristano 2000.