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Istituzione del Marchesato di Oristano

L’istituzione del Marchesato d’Oristano (1410) e la sua devoluzione alla Corona d’Aragona (1479)

Paolo Gaviano
 

Con la convenzione di San Martino fu abolito il titolo del giudicato d’Arborea, mentre Leonardo Cubello venne insignito del titolo di marchese di Oristano e conte del Goceano, con l’obbligo di dare in cambio trentamila fiorini d’oro di Firenze. La Convenzione di San Martino modificava l’assetto politico e territoriale dell’Arborea: suggellava la scomparsa perfino del nome dell’antico Stato, mentre Oristano e i Campidani rimanevano assoggettati alla giurisdizione feudale del Cubello, vassallo della Corona d’Aragona. Il feudo fu strutturato, a differenza degli altri nell’isola, come marchesato, a riprova della particolare importanza e dell’alto grado di autonomia che gli furono attribuiti. Nel decennio intercorso fra la pace di San Martino e l’accordo di Alghero, l’atteggiamento di Leonardo Cubello non fu lineare. Egli non si era mai esposto personalmente, perciò poté convincere Ferdinando I della sua fedeltà, tanto che il sovrano gli vendette le incontrade di Valenza e Marmilla e gli concesse privilegi commerciali per il porto di Oristano. Il Cubello ebbe l’approvazione regia anche per l’acquisto, nel 1412, della Barbagia di Ollolai e del Mandrolisai.

Nel 1416 gli abitanti di Zuri uccisero Valore e Bernardo De Ligia, ai quali la Corona aveva infeudato Parte Barigadu e Parte Guilcier: anche questi territori furono acquisiti dal marchese. Con l’aggiunta della contea del Goceano, nel 1422, il marchesato di Oristano divenne il più vasto ed importante dei feudi sardi e l’economia del territorio superò lo stato di grave depressione in cui era precipitata a causa della lunghissima guerra dell’Arborea contro l’Aragona. Anche i discendenti del Cubello, Antonio e Salvatore, incrementarono il patrimonio feudale, ma l’accresciuta importanza politica ed economica del marchesato suscitò l’ostilità del potente feudatario Nicolò Carròs d’Arborea, che aspirava alla preminenza nell’isola e che allora ricopriva la carica di viceré. Costui sostenne l’illegittimità della successione al marchesato, per linea femminile, di Leonardo de Alagón, e portò la vertenza davanti al re Giovanni II. I contendenti non attesero la risoluzione sovrana e passarono allo scontro armato, nella piana di Uras, il 14 aprile 1470. La vittoria arrise al marchese, ma i contrasti continuarono, finché il re, il 15 ottobre 1477, condannò a morte l’Alagón, i suoi parenti e sostenitori, e confiscò, a favore del patrimonio regio, il marchesato di Oristano e la contea del Goceano. Al marchese, consapevole anche del consenso delle genti sarde, che vedevano in lui il paladino dei diritti dell’Arborea, non rimase altra possibilità che proseguire ad oltranza la lotta contro il viceré. Dopo alcuni episodi bellici di incerto risultato, il 19 maggio 1478, presso Macomer, avvenne la battaglia decisiva, con la totale disfatta dei sardo-marchionali ad opera dell’esercito del Carròs. A seguito di questi sconvolgimenti, Ferdinando d’Aragona  smembrò il feudo di Leonardo  de Alagón e concesse i territori ad esso aggregati a feudatari ligi alla monarchia. Con privilegio emanato a Saragozza il 12 agosto 1479, unì in perpetuo alla Corona la città di Oristano e i tre Campidani, aggiungendo agli altri suoi titoli quello di marchese di Oristano e conte del Goceano.

 

Tracce bibliografiche 

A. Boscolo, Leonardo Alagon, in Dizionario biografico degli Italiani, vol I, Roma 1960.

Proto Arca Sardo, De bello et interitu marchionis Oristanei, a cura di M.T. Laneri, Centro di Studi Filologici Sardi/CUEC, Cagliari 2003.

M.Scarpa Senes, La battaglia di Macomer (1478), in «Medioevo. Saggi e rassegne», 10 (1985), pp. 51-64.