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Mire espansionistiche

Mire espansionistiche dell’Arborea nel XII secolo

Paolo Gaviano
 

Dopo gli oscuri anni del IX e X secolo, il primo giudice d’Arborea conosciuto è Gonnario-Comita de Gunale, che fu anche giudice di Torres; fra i successori ricordiamo Orzocco I de Lacon-Zori, che eseguì la complessa operazione del trasferimento della capitale del giudicato da Tharros a Oristano.

Degno di menzione è poi il giudice Comita III, il quale, nel 1131, concepì e tentò di attuare un disegno espansionistico a scapito del giudicato di Torres; ma il suo attacco, nonostante l’aiuto di Genova, cui aveva promesso la metà delle miniere d’argento del proprio regno, fu respinto, per cui nel 1133 dovette accettare una tregua. Trascorsi cinque anni, Comita ritentò l’invasione del Logudoro, ma anche stavolta, scomunicato dall’arcivescovo di Pisa, dovette rinunciare al suo piano e sottoscrivere, nel 1144, un nuovo atto di pace. Morì due anni dopo, lasciando a succedergli il figlio Barisone I, anch’egli ambizioso e intraprendente quanto sfortunato. Appena salito al trono, nel 1146, Barisone invitò, in occasione della consacrazione della chiesa camaldolese di S. Maria di Bonarcado, l’arcivescovo di Pisa e legato pontificio, Villano, ed i giudici di Calari, Torres e Gallura; furono discussi i problemi della pace e si raggiunse un accordo che durò una quindicina d’anni; ma Barisone, forse sobillato dai genovesi, coltivava un progetto di conquista verosimilmente impostato fin dal 1147, quando, ripudiata la moglie Pellegrina di Lacon, aveva sposato la catalana Agalbursa, figlia di Poncio de Cervera,visconte di Bas, e di Almodis, sorella di Berengario IV, conte di Barcellona e re designato della corona di Aragona, evidentemente allo scopo di procurarsi importanti appoggi a livello internazionale.

Nel 1163 credette giunto il momento a lui favorevole ed invase il giudicato di Calari, ma l’anno successivo subì un violento contrattacco che lo costrinse a rifugiarsi nel castello di Cabras. Scampato il pericolo Barisone, appoggiato ancora da Genova, chiese ed ottenne dall’imperatore Federico Barbarossa l’investitura a re di Sardegna, al fine di legittimare la guerra di conquista che intendeva intraprendere per unificare l’isola sotto il suo dominio.

Non disponeva tuttavia dei 4000 marchi d’argento richiesti dall’imperatore e anticipatigli dalla repubblica ligure, per cui fu tenuto come ostaggio dai genovesi per ben sette anni. Rientrato in Arborea tentò ancora di realizzare il sogno imperialista ed attaccò, nel 1180, il giudicato di Calari, ma senza successo. Nell’ultimo periodo della sua vita, conclusasi ai primi del 1185, Barisone fece un ulteriore tentativo, questa volta pacifico, per elevare il livello politico e culturale del suo piccolo stato: donò ai Benedettini di Montecassino l’abbazia di San Nicola di Gurgo, presso Oristano, chiedendo in cambio che gli venissero inviati dodici monaci, dei quali tre o quattro fossero letterati, tali da poter essere eletti vescovi, in grado di trattare gli affari del regno di Arborea, sia presso la curia romana che in quella imperiale.

 

Tracce bibliografiche

Genealogie medioevali di Sardegna, a cura di L.L. Brook et alii, Due D Editrice Mediterranea, Cagliari 1984.

E. Besta, La Sardegna medioevale. Le vicende politiche dal 450 al 1326, Forni Editore, Sala Bolognese 1987.