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La Battaglia di Uras: ultimo grido d’indipendenza

Alessandra Cioppi

 

Era l’aprile del 1470 quando nella piana di Uras si svolse una cruenta battaglia che vide contrapposto l’esercito del marchese di Oristano, Leonardo Alagón, alle forze del viceré aragonese Nicolò Carroz. Lo scontro si risolse con la vittoria dei sardi, che galvanizzò l’intera popolazione da tempo insofferente al dominio iberico.

Dopo la battaglia di Sanluri (1409), la morte prematura di Martino il Giovane, unico erede al trono del sovrano aragonese Martino I, fece precipitare la situazione nei regni continentali della Corona d’Aragona. Nell’isola, invece, rinvigorì l’orgoglio catalano-aragonese e il desiderio di sottomettere definitivamente i sardi.

Alla resa dei conti si giunse nel marzo 1410, quando il giudice Leonardo Cubello e il capitano Pietro Torrelles sottoscrissero a Oristano, nel monastero di San Martino fuori le mura, il documento di capitolazione della città. L’accordo rappresentò per l’Aragona la conquista definitiva della Sardegna e per il giudicato d’Arborea la sua trasformazione in un’entità subordinata: il marchesato di Oristano. Con il passare del tempo quest’ultimo acquisì sempre più la fisionomia di un feudo iberico e i marchesi Cubello, divenuti grandi dignitari di Alfonso V, si imparentarono con le più potenti casate feudali della Corona. Il loro accresciuto potere alimentava, però, l’inimicizia e la rivalità di un’altra potente famiglia sardo-iberica, quella dei Carroz, spesso elevati alla carica di governatori o viceré.

Quando nel 1470, in mancanza di discendenti diretti, Salvatore Cubello designò successore il nipote Leonardo Alagón, l’erede non fu gradito dal viceré Nicolò Carroz e dal sovrano d’Aragona, il quale aveva sperato di incorporare il marchesato alla Corona, raggiungendo così la piena sovranità sull’isola.

Mentre l’Alagón si accingeva a prendere possesso del suo feudo, il Carroz decideva d’impadronirsene con le armi, senza attendere che il re giudicasse la validità dei diritti del marchese.

Nelle campagne di Uras, più o meno nei dintorni della chiesa campestre di San Salvatore e fino a Sardara, avvenne il violentissimo contatto tra le truppe regie e le milizie marchionali. Vinsero quest’ultime, al grido «Arborea! Arborea!», facendo un ricco bottino ‒ cavalli, argento, munizioni, artiglierie ‒ e uccidendo un gran numero di nemici. Molti cavalieri iberici furono catturati e lo stesso viceré riuscì a stento a fuggire riparando nel castello di Cagliari.

Al di là del successo militare il fatto più straordinario di questa vittoria fu che l’Alagón riuscì a infiammare in poco tempo l’animo dell’intera popolazione arborense e la clamorosa partecipazione di tutti i vassalli alla sua impresa dimostrò l’esistenza di un forte sentimento nazionalista, per nulla spento dalla sconfitta di Sanluri e dalle successive disgrazie giudicali.

Tale fervore, purtroppo, non sarebbe durato a lungo. A Macomer, dopo otto anni, l’ultimo scontro tra il Carroz e l’Alagón portò alla completa disfatta di quest’ultimo e di ogni velleità d’indipendenza.

 

Tracce bibliografiche

Francesco Cesare Casula, La Sardegna aragonese, 2 voll., Chiarella, Sassari 1990.

Alessandra Cioppi, Battaglie e protagonisti della Sardegna medioevale AM&D Editrice, Cagliari 2008.

Mirella Scarpa Senes, La guerra e la disfatta del marchese di Oristano dal manoscritto di Giovanni Proto Arca, Edizioni castello, Cagliari 1997.

Giampaolo Mele (ed.), Giudicato d’Arborea e Marchesato di Oristano: proiezioni mediterranee e aspetti di storia locale, Atti del 1° Convegno Internazionale di Studi (Oristano, 5-8 Dicembre 1997), 2 voll., ISTAR, Oristano 2000.

 

La battaglia di Uras è descritta in:

Jeronimo Zurita, Anales de la Corona de Aragón, I-XX, 2ª rist. anast., Zaragoza, 1978, vol. 7, l. XVIII, XXVIII, p. 628.

Johannis Francisci Farae. Opera. 1. In Sardiniae Chorographiam; 2. De Rebus Sardois. Libri I-II; 3. De Rebus Sardois. Libri III-IV, a cura di Enzo Cadoni, 3 voll., Sassari, 1992, 3, III, pp. 199-201.