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Origini del giudicato d'Arborea

Paolo Gaviano

Nella grande battaglia del 533, a Tricamarum, presso Cartagine, l’esercito bizantino sconfisse quello dei Vandali, determinando il successivo crollo del loro regno: la Sardegna, che ne aveva fatto parte fin dal 456, ricadde quindi nel dominio dell’Impero romano d’Oriente e  l’imperatore Giustiniano dispose che l’Isola entrasse a far parte, come settima provincia, della prefettura d’Africa. Da Cartagine, il prefetto governava le provincie tramite presidi: il preside sardo risiedeva a Calari ed aveva vasti poteri, simili a quelli degli antichi governatori romani. Il governo militare dell’Isola era, invece, retto da un duca (dux) che dipendeva dal comandante militare d’Africa ed era al vertice del sistema difensivo sardo, fondato su fortezze e presìdi  e su truppe stanziali e di manovra; disponeva, come il preside, di un’organizzazione amministrativa e logistica e aveva sede a Forum Trajani (Fordongianus). La distinzione fra le cariche civili e quelle militari, a livello di prefettura, venne abolita nel 582 dall’imperatore Tiberio II° al fine di assicurare maggior efficienza di governo, dato il persistente stato di guerra tra Bizantini e Longobardi. In Sardegna la distinzione rimase, ma il dux crebbe d’importanza, in relazione agli eventi sempre più gravi che minacciavano la sicurezza dell’isola.

Dopo il 640 si fece intensissimo l’espansionismo degli Arabi nel Mediterraneo: nel 698 essi conquistarono Cartagine e le altre province d’Africa; rimasero bizantine soltanto la Sardegna, la Corsica e le Baleari. Già dal 687 in Sardegna si era avuto il definitivo trasferimento della sede del dux da Fordongianus a Calari e si era realizzata la fusione delle due figure del preside e del dux in quella di un capo supremo, con poteri civili e militari insieme, detto iudex provinciae.

La necessità di attuare rapidi interventi difensivi sembra aver indotto lo iudex provinciae a suddividere in quattro distretti, chiamati parti o mereie, il territorio dell’Isola e, riservato a sé il territorio di Calari, ad affidare i tre distretti restanti a suoi vicari, detti iudices. Con l’esercizio duraturo delle funzioni militari e civili e l’indebolimento dei legami con il potere centrale, i singoli giudici, le cui sedi corrispondevano alle importanti città costiere di Tharros, Torres e Fausania-Olbia, oltre a quello di Calari, divennero indipendenti e sovrani. I giudici d’Arborea, comandanti del settore centro occidentale dell’isola, nella fortezza tharrense resistettero agli attacchi provenienti dal mare, ed entro il IX secolo portarono a compimento il processo di distacco dall’autorità centrale; non riuscirono però ad evitare il graduale abbandono di Tharros da parte degli abitanti alla ricerca di risorse sostitutive di quelle provenienti dai traffici marittimi e venute meno per l’insicurezza dei mari; verso il 1070 dovettero  abbandonare la città, non senza aver provveduto alla edificazione, presso Oristano, di una nuova struttura fortificata.

  

Tracce bibliografiche

G.G. Ortu, La Sardegna dei giudici, Edizioni Il Maestrale, Nuoro 2005.

D. Salvi, Il territorio in epoca vandalica e bizantina, in La provincia di Oristano. L’orma della storia, a cura di F.C. Casula, Amilcare Pizzi editore, Cinisello Balsamo 1990.