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La Battaglia di Macomer

Mirella Scarpa Senes

 

Un documento in lingua latina, un puntuale reportage di guerra forse redatto da un testimone oculare, descrive lo svolgersi della battaglia che, a conclusione di un conflitto lungo otto anni, si combatté a Macomer il 19 maggio 1478: uno scontro cruento che in poche ore segnò la fine delle  residue  aspirazioni autonomistiche dei Sardi arborensi e stabilì il definitivo dominio iberico sulla Sardegna. A combatterla il viceré Nicolò Carroz d’Arborea e Leonardo de Alagòn, quarto e ultimo marchese di Oristano. Motivo ufficiale del contendere: la legittimità della successione di Alagòn allo zio materno Salvatore Cubello, morto senza prole nel 1470, nel dominio del Marchesato di Oristano e della Contea del Goceano. Tale successione, sebbene giustificata da precedenti concessioni regie che avevano reso titoli e feudi trasmissibili anche per linea femminile, venne impugnata da Carroz, determinato a ricondurre quel patrimonio nella disponibilità della Corona d’Aragona. Il Marchesato di Oristano, creato nel 1410 dal re d’Aragona Martino il Vecchio in sostituzione e sui territori del Giudicato di Arborea, era stato concesso, insieme alla contea del Goceano, a Leonardo Cubello, discendente dei giudici d’Arborea e nonno materno di Alagòn. La gestione di Cubello e dei suoi successori, i figli Antonio e Salvatore, aveva favorito la politica aragonese e assicurato la pace all’interno del feudo e oltre i suoi confini. Ciononostante, ancora nel 1470 la radicata ostilità dei Carroz verso i marchesi di Oristano rendeva assai precaria la pace nell’isola. Perciò, quando nel 1470 Leonardo giunse a Oristano dall’Aragona e assunse l’eredità dello zio, Carroz ne osteggiò in ogni modo l’ascesa. Ai motivi politici ufficiali, pare si aggiungessero forti rancori personali, dovuti al presunto rifiuto di Alagòn di dare in sposa sua figlia Eleonora a Dalmazzo Carroz, figlio di Nicolò. Il viceré pose in essere provocazioni e aggressioni di ogni genere alle quali il marchese reagì, attaccando e sgominando nei pressi di Uras le truppe viceregie. L’ambiguo intervento del re d’Aragona Giovanni II lo indusse a porre sotto assedio Cagliari, finché nel 1474 ebbe riconosciuti dal sovrano i suoi diritti sul marchesato. Tuttavia nuove provocazioni e calunnie trascinarono ancora una volta il marchese verso lo scontro armato, culminato nel 1475 nell’assedio del castello di Monreale e della rocca di Cagliari. La situazione divenne irreversibile quando, nel 1477, il viceré convinse il sovrano a decretare la destituzione e la condanna a morte di Alagòn, ottenendo anche pieni poteri, uomini e mezzi per annientarlo. Andati vani i tentativi di dimostrare la propria innocenza, a Leonardo non rimase che portare alle estreme conseguenze il conflitto. In questo contesto politico, nel 1478 maturò la battaglia di Macomer, nella cui rocca si ricongiunsero gli eserciti marchionali. La sera del 18 maggio anche le truppe viceregie raggiunsero la pianura sottostante Macomer. Col favore delle tenebre, Carroz studiò sofisticate strategie e manovre per attaccare la rocca dalla parte più vulnerabile, ma tali manovre, scambiate dalle sentinelle del marchese per una ritirata, indussero i soldati marchionali a precipitarsi disordinatamente senza ordini e senza comandanti contro l’esercito nemico, viceversa disposto in perfetto assetto di guerra. Lo scontro fu violentissimo: dall’alba a mezzogiorno tutto fu compiuto, l’esercito del marchese fu sbaragliato e messo in fuga. Pochi si salvarono sulle colline circostanti. Mentre Artale de Alagòn, primogenito di Leonardo, moriva da prode sul campo, il marchese insieme a pochi familiari e fedelissimi trovava salvezza verso Bosa. Su una piccola imbarcazione, senza cibo né acqua e senza nocchiero i fuggiaschi raggiunsero scriteriatamente l’alto mare. Nel frattempo, all’indomani della battaglia, il 20 maggio, il viceré vittorioso entrò in trionfo in Oristano. I profughi, in balia delle onde, vennero intercettati da una galera della flotta regia, condotti a Palermo, consegnati agli Aragonesi e quindi tradotti in catene al castello di Xativa, presso Valenza. In quella prigione di Stato, riservata ai personaggi illustri, Leonardo de Alagòn, tramutata per grazia sovrana la condanna a morte in carcere a vita, morì il 3 novembre 1494. Con lui ebbe fine la storia e la grandezza del casato d’Arborea.

Tracce bibliografiche

Cagliari, Archivio Storico del Comune, Fondo mss. Sanjust, vol. 55, noto sotto il titolo di Cartulari de Arborea, carta sciolta.

Evandro Putzulu, Una sconosciuta cronaca sarda del ’400 (sec.XI-XV), in «Bullettino Bibliografico Sardo», 11 (1956).

Mirella Scarpa Senes, La guerra e la disfatta del marchese di Oristano, Castello, Cagliari 1997, pp. 79-156.