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Gli ebrei nell’Arborea giudicale

Cecilia Tasca
 

Poche testimonianze archeologiche e documentarie ci portano a supporre che la presenza ebraica in Sardegna potrebbe risalire al momento di passaggio fra l’Età antica e l’Alto Medioevo. Anche nei secoli successivi, le tracce di uno o più stanziamenti sono troppo scarse e non consentono perciò di avanzare valutazioni sicure, fino a quando, dalla metà del XIV secolo e per tutto il XV, ritroviamo nelle maggiori città sarde insediamenti ebraici di notevoli proporzioni. In seguito alla conquista catalano-aragonese del regno di Sardegna, iniziata nel 1323 ad opera dell’infante Alfonso d’Aragona, alcuni ebrei catalani, aragonesi, maiorchini e valenzani vi si trasferirono al seguito dello stesso infante che aveva promesso loro speciali esenzioni; altri vennero successivamente perché attirati da nuove possibilità commerciali, contribuendo a fondare le basi delle future colonie (aljamas) delle città di Cagliari, Sassari, Alghero e Oristano.

Il 17 novembre 1385, Juceff Denna, mercante ebreo di Oristano, pagava 9 soldi di diritti doganali per esportare dal Castello di Cagliari un carico di stoffe. È questa la conferma che anche la città di Oristano conobbe una certa presenza ebraica a partire dal XIV secolo, pur non essendo all’epoca sotto il dominio catalano aragonese. La lunga guerra che i giudici d’Arborea condussero contro i sovrani catalani, fece in modo che per oltre un secolo la Sardegna aragonese e l’ultimo giudicato sardo costituissero due isole territoriali ben distinte, legate a valori e culture differenti, eppure esistono dati certi sulla penetrazione commerciale catalana all’interno dell’Arborea già nella seconda metà del’300, e fra i commercianti non mancavano gli ebrei, soprattutto cagliaritani e siciliani favoriti nell’ultimo scorcio del secolo da nuove esenzioni doganali. Fra le merci più richieste erano le pelli, provenienti  dalle ville giudicali, la seta, le stoffe, il ferro, le confetture e i corbezzoli; lo zafferano e i rosari erano invece importati dalla penisola italiana e dalla Catalogna. Il vino, infine, convogliato nella città di Castello di Cagliari dal vicino Campidano, veniva selezionato e suddiviso per soddisfare le crescente domanda sia del mercato interno che di quello peninsulare. Non è improbabile, data la portata dei loro movimenti, che gli ebrei avessero nel capoluogo giudicale alcune case d’appoggio o botteghe.

La presenza ebraica in Oristano ebbe maggior fortuna nel XV secolo quando, forse in concomitanza con la definitiva scomparsa del giudicato e la conseguente apertura della città ai catalani, un nucleo di israeliti si insediò nella via detta Ruga de sos judeos sita nelle vicinanze delle case dei fratelli Vinchis e dei fratelli Nocos e della via principale allora detta sa ruga Maista. La ruga de sos judeos, localizzata oggi fra le vie Azuni e Goito, rimane ancora viva nel ricordo degli anziani, unica testimonianza dell’aljama oristanese, unitamente a poche strutture della chiesa di San Vincenzo, forse sede dell’antica sinagoga.

 

Tracce bibliografiche

C. Tasca, Gli ebrei in Sardegna nel XIV secolo. Società, cultura, istituzioni, Cagliari 1992, pp. 116-120, 134-135.

C. Tasca, Gli ebrei ad Oristano all'epoca di Eleonora. In Atti del Convegno Internazionale di Studi Società e Cultura nel giudicato d'Arborea e nella Carta de Logu, Oristano 1995, pp. 231-244.