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Oristano: centri di potere e realtà insediativa in età giudicale

Maria Grazia Rosaria Mele

 

Oristano fu sede delle massime autorità politiche e religiose del regno giudicale di Arborea che dalla città costiera di Tharros si andarono a stanziare ai margini del nucleo altomedioevale. Nei primi secoli dopo il Mille, il palazzo regio, la cattedrale con il palazzo arcivescovile – uniti dalla via dei mercanti – crearono un nucleo poleogenetico che divenne il vero cuore cittadino. Con il tempo, la via che poneva in comunicazione le sedi di potere politico e religioso si arricchì di botteghe di mercanti genovesi, pisani, marsigliesi e catalani, di alcune chiese e dell’ospedale di Sant’Antonio abate. A metà del Duecento fu edificato il complesso conventuale dei Frati Minori. L’impianto generale della città di Oristano raggiunse il suo assetto definitivo alla fine del Duecento, quando fu costruita una cerchia muraria sovrastata da 28 torri. Dentro le mura, le case a piano terreno o ad un piano erano raggruppate in sorta di vicinie che facevano capo ad una porta urbica o ad un edificio di rilievo. I due assi ortogonali cittadini fecero poi prevalere la suddivisione in quartieri (si conoscono quelli di Sant’Antonio, di Sa Ruga Noa e di Santa Chiara). Gli ebrei risiedevano nella Juaria.

Anche Oristano, come Pisa, riusciva a far fronte ai problemi di umidità grazie ad un sistema di canali di deflusso delle acque, che sfociava all’esterno nel fossato colmo d’acqua. Al di là delle mura sorgevano le basse casupole in mattoni crudi dei borghi (su Sacarahjoni, La Maddalena, San Lazzaro e dei Figoli), nei quali si concentrava gran parte delle attività artigianali che si svolgevano all’aperto. Nei primi decenni del Trecento, in un periodo di intenso fervore edilizio, si occuparono gli spazi intramurari: ai tempi di Ugone II si edificava la nuova curia regni, protetta dal castrum, si realizzavano il transetto e la torre campanaria della cattedrale, si costruiva la cappella palatina dedicata al Salvatore e quella di San Bartolomeo, destinata ad accogliere le spoglie dei sovrani arborensi, si ampliava l’ospedale intramurario di Sant’Antonio ed anche quello extramurario di San Lazzaro, vi erano lavori in corso anche nella chiesa di San Martino extra muros. Con il primogenito di Ugone II si inaugurarono i lavori di costruzione del complesso monastico di Santa Chiara, conclusi poi con Mariano IV.

La città aveva due concerie: una vecchia conceria interna ed una nuova, esterna alle mura.

Fra gli insediamenti conventuali extra moenia erano San Pietro de Claro, San Nicola di Gurgo e San Martino.